Il fanatismo Open source, umoristico

Da quando ho pubblicato la prima edizione (e ora sono al lavoro sulla seconda) del mio libro sul contribuire all’Open Source ripensavo alla serie Urban Jungle.

Da quello che mi ricordo era una serie di MTV che analizzava in modo umoristico i vari tipi di generi musicali (e non solo) estremizzando alcune caratteristiche, ad esempio 1 o 2.

Quindi voglio fare la stessa cosa con il mondo Open Source, cercando di essere sia costruttivo ma anche umoristico. Poi tradurrò questo testo e lo metterò in coda al libro.

Quindi questo articolo è puro sarcasmo per passare la quarantena. Io sono il tecnico se qualcuno se lo chiede. Ora aspetto la vostra versione sul vostro blog.

L’appassionato

Questa tipologia di utenti rientra in quel tipo di persone che l’informatica la subisce, ovvero legge i siti di notizie di tecnologia generiche. Quei siti che spesso riportano notizie già vecchie di qualche giorno o con informazioni datate, spesso con titoli fuorvianti. Inoltre questi articoli spesso sono incompleti di dettagli che possono evitare le domande nei forum o chat di discussione più basilari, come ad esempio che il programma è solo per Linux e non per Windows.

Sono quelli che cambiano distribuzione Linux ogni mese per provarne una diversa in cui il DE environment spesso è lo stesso ma con un tema diverso, non usano mai questa installazione e continuano ad usare Windows per fare tutto.

Questi utenti sono i primi adopters di qualunque tecnologia che gli viene propinata ma spesso non hanno le competenze minime per usarle, ovvero non usarle per la sola ricerca di video di gattini. E non sanno cosa vuol dire adopters.

Si ricordano di Linux quando devono andare agli incontri o vogliono provare le nuove versione di programmi o distribuzioni esotiche. Anche se a conoscenza delle macchine virtuali preferiscono perdere tempo a torturare un portatile in cui reinstallare sempre una distribuzione basata su Ubuntu che conoscono solo loro.

Il loro livello di pericolosità si classifica sull’innocuo ma con punte di estremità rompiballesche. Riescono a fare domande ovvie che una qualunque ricerca su Google potrebbe rispondere, anzi qualunque ricerca sul forum o sulla chat sarebbe ancora più di effetto.

Il fanatico

Quello convinto che open è meglio, anche se lui non sa programmare, conosce a malapena l’inglese e non ha mai fatto una presentazione in un evento relativo al software che predilige.

Il fanatico è un estremista ma spesso non ha mai visto quali sono i veri estremisti, uno Stallman in calzini sul palco, uno Stallman con una barba mai lavata dal rilascio di GNU 1.0 oppure uno Stallman che impreca contro chiunque non la pensi come lui.

Questi fanatici non sempre sono persone ragionevoli, l’unico modo per poterli convincere è quello di fargli rendere conto della loro mancata conoscenza pinguinesca riguardo l’argomento, oppure fargli capire che prima di parlare dovrebbero contribuire in qualche modo effettivo al progetto che sponsorizzano.

Qualche esempio di fanatismo è quello di voler convincere qualunque utente del software X ad usare il software Y solo perchè quest’ultimo è open source. Anche se ha delle evidenti limitazioni tecniche o di configurazione, carenze di funzionalità fondamentali o che per usarlo è necessario perdere ore e ore di corsi e tutorial giusto per fare un cerchio, ricordandosi solo in seguito che non capendo il tutorial in inglese è venuto fuori un quadrato. Sono contenti lo stesso ma dopo un mese non si ricorderanno niente.

Sono pericolosi ma fa parte del ciclo della vita, ci saranno sempre e l’unico modo per rispondere ai loro attacchi da 10 punti mana è quello di spiegare su quali basi una scelta è stata fatta.

Il fanatico di moda

Nel momento della necessità, in pieno stile social-influencer, devono sottolineare e portare alla luce l’esistenza di progetti alternativi anche se non li hanno mai nemmeno usati. Li ritrovi a parlare dell’ultimo software a destra e manca elogiando benefici che solo nei loro precisissimi esempi sembrano esserci davvero. Anche se non capiscono la differenza tra il servizio che offre il software e il software stesso, che dopo tutto loro hanno la connessione dati da 30gb e quindi sulla fibra deve essere un razzo.

Spesso si crogiolano delle classiche buzzword: privacy, gratuito, anonimo o blockchain anche se non hanno mai letto una licenza OSI. Hanno almeno 3 account Google, si scambiano le password su WhatsApp insieme alle foto dei documenti personali ma puoi trovare un poster contro Zuckenberg appeso nella loro cameretta.

Il livello di pericolosità è quello di stracciamaroni ad orologeria, anche se non sai mai quando attaccheranno possono essere tranquillamente ignorati, il problema è che potrebbero avere degli adepti che li seguono.

Loro conoscono l’inglese e sfruttano la loro esperienza professionale in altri contesti per dimostrare le loro idee senza vedere il quadro completo. Adorano Jobs e usano il Mac però poi gli unici software open source che usano sul computer sono quelli che non usano perché non hanno l’interfaccia stilosa.

Compaiono in alcuni contesti o stagioni, spesso sotto forma di Digital Champions, per poi sparire. Li puoi trovare a presentare alle Maker Faire progetti copiati ma rinnovati usando un filamento di colore verde al posto del rosso per stampare in 3D un fischietto.
Si travestono anche come consulenti digitali mostrando gli ultimi gadget tecnologici in loro possesso ma non hanno mai istallato una distribuzione Linux, nemmeno per sbaglio.

Il sistemista

Colui che picchierebbe tutti con un manuale (con dentro un mattone) se gli si proferisce parola mentre lavora.

Non è detto che il sistemista sappia programmare oppure che programmi spesso, potrebbe aver smesso da anni e si permette quindi di appellare chiunque programmi “un babbuino con problemi di artrite”.

Uno dei leitmotiv: quando non c’era systemd i commit arrivavano in orario.

La maggior parte di questa categoria non contribuisce nemmeno lontanamente all’open source ma passa comunque ore all’interno di forum e mailing list per dimostrare di avere ragione, probabilmente alla ricerca di qualcosa che ponga un freno alla necessità di trangugiare diversi litri di alcol.

Più comandi richiede l’avvio del loro computer più sono pericolosi, specialmente se non usano systemd. Per fermarli basterà nominare “server uptime” oppure “0 day” e correranno a rintanarsi nei loro stanzini.

Si tratta di un gruppo con convinzioni molto forti, sono molto uniti tra di loro e diffidano dei gaijin che portano qualunque novità che potrebbe sconvolgerle la loro routine, come il barilotto da 5 litri invece di diverse bottiglie che occupano più spazio e fanno colore.

Il tecnico

Coloro che si sporcano le mani e consumano tastiere. Una volta l’anno migrano verso un luogo freddo non per accoppiarsi ma per trovare dei simili; si trasferiscono al FOSDEM. Può capitare che fare nuove esperienze partecipino anche ad altri eventi informatici come hacker camp dove passeranno il tempo con il portatile, però all’aria aperta.

Li puoi riconoscere dalle magliette a tema, dal linguaggio che utilizzano fatto di “feature”, “design” e adesivi sul portatile. Alcuni dicono che più adesivi hanno più il loro livello sia alto, ricerche scientifiche hanno dimostrato inoltre che non è correlato il numero di adesivi al numero di parole tecniche che possono inserire una frase.

Si spaventano facilmente quando le build non funzionano oppure quando c’è un bug nella release andata in produzione il giorno prima. Sono i più restii al cambio di grafica, perché poi lo devono fare loro e passano il tempo a cambiare le dimensioni del logo in proporzione alle richieste del cliente.

Il livello di pericolosità dipende dall’alcol in corpo e dalla distribuzione Linux che utilizzano. Possono risultare inclini alla flamewar, sono armati di tastiere contundenti e meme affilati da usare contro chi deride il loro progetto open del cuore.

Al tempo stesso è facile gestirli, un access point con internet, un cavo per la corrente elettrica e la bibita che preferiscono e staranno nel loro angoletto. Ogni tanto potrebbero alzarsi per espletare necessità naturali come andare al bagno che gli scienziati ancora non hanno capito il perché devono alzarsi, gli stessi rispondono che “devono sgranchirsi le gambe”. Anche se il tavolo che ha 4 gambe non ha aperto nessun ticket per questa richiesta.

Certe volte si evolvono nella versione assonnata, ovvero che lavorano di notte e anche di giorno ma solo perché la scadenza del progetto è stata anticipata ma lui lo ha scoperto il giorno dopo. Gli assonnati possono oscillare tra gli iracondi o a quelli che entrano in direttiva fottesega stile robocop.
Maneggiare con cautela perché non mordono, ma possono toglierti i permessi sui tuoi computer e anche staccarti la linea internet intasandoti il telefonino di foto di pinguini che fanno dispetti ad altri pinguini.

Grazie Eugenio e Marco per i commenti.

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Il fanatismo Open source, umoristico

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