Un riassunto di tutte le sessioni del MERGE-it 2021

Dopo lo scorso resoconto lato organizzativo del MERGE-it stavolta ecco il riassunto, ma sopratutto gli spunti e input migliori che ho raccolto rivedendo tutte e 6 le sessioni.

Alla fine c’è un riassunto totale e varie riflessioni che dovremo fare a livello nazionale.

Open source nella pubblica amministrazione

  • Tutti i riferimenti in ambito open source sul tema ruotano intorno al CAD, per gli amici Codice di Amministrazione Digitale. Specificamente all’articolo 68 e 69.
  • La PA italiana è una costellazione di 22000 enti ognuno diverso dall’altro, quindi una standardizzazione non è per niente facile, compreso anche farli dialogare tra di loro.
    • Fare un FOIA a tutti per sapere come certe cose sono fatte o implementate rende difficile scalare i problemi.
  • L’arrivo del FOSS nella PA non ha cambiato molte cose, sono solo cambiati i flussi decisionali riguardo il software ma con molte pecche.
    • La valutazione comparativa spesso è assente o non pubblicata.
  • Il problema principale è la fatica nel cambiare, c’è ancora il modo di ragionare “abbiamo sempre fatto così”.
  • La complessità delle norme impedisce di portare il cambiamento perché chi mette le firme non sa come gestire ogni singola nuova situazione.
    • Comporta una assenza di trasparenza su molte scelte.
    • La collaborazione degli enti è difficile perché ognuno ha norme diverse.
  • La società ha un dipendenza dal digitale che lo stato non riesce a sostenere.
  • La sovranità digitale ovvero l’indipendenza da colossi di altri paesi lato digitale (e tecnologico) è importante ma non si riesce a raggiungere.
    • Siamo importatori di tecnologie estere, inteso come servizi.
  • Il rinforzo positivo è un sistema che funziona sia per una questione di immagine che dimostra la fattibilità delle scelte. La collaborazione tra le varie realtà civiche e meno è fondamentale per poter raggiungere questi risultati.
  • Il digitale è stato burocratizzato rendendo i flussi i medesimi del mondo analogico. I flussi devono esistere in formato digitale e analogico ma devono essere diversi non una trasposizione.
    • Si fa prima a creare nuovi processi che a portare i vecchi nel mondo digitale.
  • Creare dei cittadini consapevoli e di conseguenza dirigenti e dipendenti è importante. Il primo passo è parlare italiano e non tecnichese.
    • Lo stigma dell’informatico (la tecnologia non è per quei pochi iniziati che sanno far funzionare una stampante) è che non deve essere una persona esperta a tutto tondo ma capace anche solo di usare il digitale senza problemi.
      • I dipendenti devono avere competenze digitali
    • L’informatica è una scienza con una filosofia che non traspare nelle scelte.
    • Ci sono stati esempi positivi dove il servizio civile è stato utilizzato per formare i dipendenti pubblici.
    • La valutazione delle competenze sarà uno dei prossimi obiettivi da definire.
  • L’idea di molti dirigenti è che fare FOSS è regalare i fondi pubblici che sono stati destinati per scopi specifici in modo diverso.
  • Il lockin ovvero la dipendenza da fornitori si batte con il FOSS. Questo slega il prodotto dal fornitore permettendo di scegliere sempre il migliore sul mercato.
  • L’unione europea ha un set di domande per definire in modo oggettivo il software, l’idea è di usarlo anche in italia (non ho trovato link in merito)
  • Quando il fornitore propone del FOSS è più facile per vari motivi, dal burocratico al supporto.
  • Il riuso del software è importante con il catalogo del riuso

Commento: Molto da fare, il problema è la burocrazia che uccide moltissime cose ma anche il panorama italiano spesso non è capace di avere aziende che fanno FOSS o che lo utilizzino per i propri servizi (in modo pubblico). Portare buoni esempi alla ribalta dovrebbe essere la norma e non destinato solo al mondo delle comunità che sanno di questi fatti ma dovrebbero essere di pubblico dominio.

La Didattica a distanza dalla formazione docenti ai problemi tecnici

  • Dopo un anno la confidenza con gli strumenti è ancora carente
    • Il covid ha forzato la mano
    • Come anche la comprensione di un uso consapevole o intelligente della rete
  • La formazione digitale deve arrivare ai docenti che la portano agli studenti, non dovrebbe essere al contrario
  • Il flusso delle lezioni è rimasto quello dal vivo, con il prof che parla senza rendere la lezione interessante
    • Gli strumenti alternativi come dei documenti per segnare le note o le lavagne sono state usate raramente
    • Difficile avere un riscontro dagli studenti
  • La riflessione sugli strumenti è carente si ragiona solo in termini di costo monetario ma non di dati
    • I competitor commerciali vincono perché i loro strumenti sono più facili e pensati per non-tecnici
    • Riescono a reggere anche più di 75 persone
  • I collegi in formato digitale sono più rapidi, perché non si vuole perdere tempo come dal vivo
  • La mancanza di coordinamento statale sulle scelte ha creato una situazione a macchia di leopardo in tante cose
  • Ci sono ancora insegnanti che non sanno usare le email. Ad esempio scrivono il messaggio nel campo oggetto e il resto è vuoto.
  • Il ritorno dal vivo ha dimostrato come era solo una situazione di emergenza e tutto è tornato come prima. Un analfabetismo funzionale di ritorno
  • L’educazione civica dovrebbe includere il GDPR.
  • Il problema del legalese è evidente e non tutti lo capiscono.
  • Non tutte le scuole hanno personale interno che possa fare da supporto tecnico.
  • Difficile creare un agnosticismo sugli strumenti digitali
    • Il pensiero è che a ogni cambio di grafica bisogna ricominciare daccapo quando non è così.

Commento: La scuola è il termometro nazionale sulle competenze digitali dell’italiano medio. Ovvero dei dipendenti della scuola, che sono un esempio in piccolo di quello che succede ovunque ma che non viene affrontato. Il fattore dell’agnosticismo sulla tecnologia è un problema ricorrente, si nota al cambio di smartphone che ha sempre Android ma cambiano i colori oppure a ogni nuova versione di Office però non succede quando si compra una nuova automobile.

Open Data, licenze e formati, dataset

  • Istat usa OSM perché i dati sono più affidabili e fruibili senza richiedere i permessi ad ogni ente proprietario
    • Successo anche per il terremoto centro italia, i dati erano accessibili da subito senza cercare ogni singolo proprietario di mappe della zona
  • PA ha troppe regole e ignora le buone pratiche
  • Il dato dipende dal formato in cui è distribuito, de facto vengono rilasciati in documenti pensati per i comunicati stampa non per un uso alternativo
    • Si scarica il lavoro di pulizia e estrazione dai dati ai volontari perchè gratis
  • Non si fa caso alla compatibilità delle licenze, il Codice di condotta tecnologico serve a risolvere vari dubbi e procedure sbagliate in tal senso
    • Un problema cultura perché non si fa caso a queste esigenze o non si ha consapevolezza
    • Le leggi ad oggi danno obblighi ma non indicazioni su come fare quanto dicono e al via le interpretazioni
  • Il covid ha forzato la mano per le migrazioni ad altre soluzioni
  • Non dimentichiamoci che i Dati non sono la loro rappresentazione come formato e contenuto
  • Il dialogo con la PA è estenuante con una lenta burocrazia
  • Raccontare buoni esempi aiuta a sconfiggere la paura del nuovo con il sistema del rinforzo positivo
  • Il contenitore per cercare o inserire i dati è disponibile solo al di fuori della PA
    • Manca una guida su come pubblicare questi dati se per la stampa o le macchine
    • Non sanno nemmeno gestire questa mole di dati
    • I dati sono disponibili soltanto ma non c’è uno schema duraturo nel tempo su come sono strutturati e nemmeno lo storico
    • Avere i dati permette di rimodularli in altri servizi
    • Mancano API di stato
    • I dati potrebbero essere rilasciati come paper ma di stampo pubblico per dare stimolo all’ambiente
    • https://www.datibenecomune.it/
  • La Lombardia ha dato risorse agli enti che rilasciavano open data
  • Molto controllo in aree dove si potrebbe semplificare come ad esempio per la questione fotografie e diritti/permessi
    • Oppure realizzare un database nazionale di beni culturali/ambientali con il supporto della comunità
  • Le comunicazioni dovrebbero essere centralizzate per dare indicazioni e semplificare la vita agli enti
    • Mancano gli spazi per comunicare con gli enti per il mondo civile
  • Il PNRR ha dimostrato la carenza di informatici veri all’interno della PA
    • La formazione non deve essere imposta ma perché capiscono che gli serve altrimenti lo spirito di apprendimento è diverso

Commento: Lo stato è macchinoso ma con tanta pazienza dei risultati si possono ottenere. Mancano le competenze e la realtà civile deve saper spiegare le motivazioni avendo buoni esempi e anche gli effetti degli stessi. Non basta più l’adagio solo l’open è la via ma bisogna mettersi nei panni con chi si parla.

Community management struttura a livello nazionale/locale

  • I gruppi come meetup all’inizio hanno bisogno di supporto per organizzarsi
    • Uno dei problemi comuni è trovare nuovi argomenti e chi può parlare
    • I gruppi hanno bisogno di momenti insieme tipo per programmare o altro
  • I progetti nuovi sono difficili da promuovere per poco interesse esternamente dalla comunità
    • Bisogna trovare il giusto numero di argomenti
  • La conferenza nazionale ha dei problemi a cambiare posto perché ha bisogno di persone sul territorio
    • La conferenza ha bisogno del supporto di altre persone di altri gruppi non-locali per collaborare insieme
    • Posto fa la differenza per le conferenze nazionali perché ci sarà probabilmente una grossa partecipazione locale
      • Per quelle internazionali il problema non si presenta
  • La promozione è difficile uscendo dai propri canali e circoli
  • La comunità internazionale offre servizi e anche regole come il codice di condotta
  • Il marchio deve essere allineato al modo che le altre comunità e quella internazionale usano
  • L’Italia è diversa dal resto del mondo per la priorità dei temi
  • Doocracy è un metodo di decisione ma non funziona ovunque e in tutte le situazioni, spesso nei direttivi è il metodo di lavoro
  • Call periodiche aperte a tutte con note aiutano a creare un gruppo coeso
  • Le chat singole hanno un problema di flusso e limiti di interazione
  • Il cambio tecnologico è difficile, anche per soluzioni simili tipo forum/ml
  • Bisogna trovare argomenti comuni per discussione nelle comunità

Commento: I problemi sono gli stessi tra le varie comunità, la promozione e le tematiche degli incontri fanno la differenza per la crescita, la struttura organizzativa/decisionale non sempre è rigida ma dipende dalle possibilità di tempo dei partecipanti. In poche parole servono persone che vogliano dare una mano mettendoci la faccia per passare da passivi a attivi altrimenti tutto muore.

Sviluppo con l’Open source in azienda e nel mondo accademico

  • Sviluppatori italiani che vivono e lavorano all’estero che però partecipano alle attività della comunità italiana e non
  • I nuovi linguaggi sono complessi e trovare persone brave essendo anche nuovi non è facile per via della qualità/esperienza richiesta
  • Oggi nelle università è più facile trovare professori e studenti con minime conoscenze di linux, al tempo stesso c’è una carenza alcune volte nell’uso di strumenti FOSS dai professori che non sono informati al personale non formato
    • La resistenza è minore riguardo al FOSS rispetto a 15 anni fa
  • La comunità dietro al linguaggio fa la differenza dal supporto all’ecosistema
  • Per l’azienda è capire se il linguaggio ha un futuro oltre i 5 anni, se si trovano sviluppatori, il tipo di profilo ricercato essendo una nuova tecnologia
  • I margini di mercato di queste tecnologie sono piccoli ma non sono monopolistici e manca come sempre la promozione
  • Capire se c’è la tecnologia per fare il prodotto e quella per venderlo
    • Il costo hosting, formazione oppure se ci sono sistemi managed
    • La responsabilità della formazione
    • Bisogna essere dei tecnici o no per usarlo
  • Il paradosso dei server linux, che oggi è facile trovare un tecnico ma ha un costo più basso che permette di sfruttare soluzioni cloud per un risparmio in termini di dipendenti per la gestione della infrastruttura
  • Il problema della vita, i prodotti FOSS hanno una vita lunga oltre i 20 anni mentre i proprietari possono essere abbandonati con problemi a cascata, vedasi Flash
  • Un progetto FOSS è difficile che diventi anche commerciale perché la comunità si ribella, invece se nasce anche già commerciale il problema non si presenta
  • Il FOSS presenta una portabilità e sostenibilità dei dati e flussi
  • Le donazioni non permettono di vivere a meno che sia un progetto altamente famoso, quindi 1 su 100000
  • Ad oggi la tecnologia sarebbe diversa se non ci fosse stato l’open source

Commento: La riflessione è molto chiara mancano professionisti di conoscenze FOSS in vari ambiti. La domanda è come si può diventare dei professionisti?

Coinvolgimento sociale nell’open source

  • I gruppi di promozione o esistono già o si creano invitando massicciamente
  • C’è una superficialità nelle scelte tecnologiche oltre che un individualismo
  • Il covid ha cambiato gli strumenti ma non i flussi
  • L’ottica di lungo periodo è carente in Italia che è una questione culturale
    • L’unica riflessione è usare lo stesso sistema per molto tempo
  • Non tutti gli informatici sono informati
  • Bisogna coinvolgere nella partecipazione la trasparenza e la chiarezza
    • La logica della contrapposizione può aiutare per fare leva
    • La rete è fondamentale ma bisogna uscire dal solito circolo specialmente agli inizi
  • Le grandi compagnie capiscono le necessità degli utenti e clienti grazie ai loro soldi e il mondo FOSS non può rivaleggiare così tanto
  • All’utente non importa una funzionalità specifica ma l’interfaccia che è fondamentale per fidelizzare
  • I canali telegram sono utili per comunicazioni e fare gruppo
  • Il wiki è utile per informazioni fisse nel tempo
  • ML o forum per discussioni
  • Kanban o ticket per tracciare le attività tra più persone
  • C’è il controsenso di usare tool chiusi per promuovere il FOSS, come Youtube o software per le riunioni
  • L’ortodossia non rende e non permette di fare il meglio possibile
  • Insegnare a cambiare il proprio utilizzo delle tecnologie non è facile

Commento: La promozione è fondamentale ma ha bisogno di attività specifiche con strumenti appositi per abbassare la curva di apprendimento. Usare sempre e solo soluzioni FOSS è limitante per qualunque azione per via del fattore integralista ma anche di opportunità mancate.

Commento finale

Risulta evidente che le tematiche in alcuni casi non sono state approfondite e come da precedente resoconto c’era bisogno di più tempo. Inoltre ci sono moltissimi punti in comune su cui c’è bisogno di riflettere e cominciare a coinvolgere tutte le altre comunità locali o meno per poter cambiare le cose nel nostro paese.

  • La questione culturale italiana dell’individualismo è molto forte. Per combatterla sono necessari buoni esempi reali statali o meno, nel senso non filosofici. La filosofia in Italia come spunto di promozione non è fondamentale, deve essere di contorno, bisogna presentare il piatto già farcito.
  • La promozione richiede di fare rete sia a livello nazionale che locale. Bisogna imparare a relazionarsi con queste realtà che funzionano in modo diverso e che sono molto influenzate dal punto precedente.
  • La formazione richiede esperti che non sappiano soltanto dei tutorial passo passo perchè bisogna essere agnostici dalla tecnologia o dalla interfaccia specifica, ma bisogna capire le meccaniche o i flussi.
  • Necessaria è la partecipazione nei progetti FOSS non in modo passivo ma attivo quindi bisogna essere accoglienti e realizzare attività, piattaforma o corsi interattivi ma al tempo stesso semplici. Meno nozioni più sporcarsi le mani. Non basta la mera traduzione o supporto per essere degli esperti ma capire anche la tecnologia come funziona, non per forza come programmatori ma come persone informate.
  • Bisogna stimolare le persone a fare contributi o attività da autodidatta. In questo modo si creano professionisti ma anche si innesca un ciclo virtuoso per migliorare il progetto abbassando sempre di più la curva di apprendimento.

In conclusione: fare promozione al di fuori del nostro mondo, fare rete tra le varie realtà, creare consapevolezza, convertire i propri utenti da passivi a attivi e basta con il parlare della sola filosofia dietro il foss.

Postilla

Cosa significa passivi e attivi in questo contesto? Il passivo è quello che riceve e basta e l’unico contributo è quello di partecipare agli incontri come ascoltare o ricevente. Gli attivi sono quelli che fanno gli incontri, fanno il materiale, fanno il codice e così via. Personalmente gli attivi si dividono in due categorie primo e secondo livello. Il primo livello è quello che fa il supporto o fa tutorial mentre il secondo è quello che fa in modo che quelli del primo livello possano fare quello che fanno oltre a tutto il resto.

Noi abbiamo bisogno di più persone per il secondo livello, ovvero persone di tipo core che permettono di portare avanti i progetti e le comunità.

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