Una lettura “veloce” al Piano Nazionale Di Ripartenza e Resilienza

Provai già l’anno scorso nel periodo di settembre a scrivere un analisi sul piano per il recovery fund. Venne fuori un articolo incompleto di 2557 parole che non ho mai pubblicato.

Fino ad ora.

Lo potete trovare qui, smisi di scriverlo perché era veramente un lavoro lungo e tedioso. Quindi lo pubblico come lo scrissi la prima ed unica sera di lavoro senza revisione e lettura. Ad oggi ho dei vaghi ricordi riguardo delle cavolate proposte.

Il nuovo governo ne ha pronto un altro da… 319 pagine. Vista la precedente esperienza ho deciso che lo leggerò velocemente senza analizzare tutto, includendo solo le cose da “che cacchio” a “che fico”.

Per trovarlo su internet cercate Pnrr-italia.pdf (non riesco a trovare un link istituzionale con il documento).

Ci saranno commenti di getto, anche per via della mia opinione politica, quindi prendeteli come sono (di uno che gli girano perché queste cose andavano fatte prima). Oltre al fatto che nella vita io sono un programmatore/sistemista e non faccio politica, anzi preferisco politici che nella vita abbiano fatto qualcosa lavorando. Sfortunatamente sono principalmente avvocati (avete notato quanti avvocati fanno politica?) e raramente imprenditori o professionisti di altro tipo. Quindi su tante cose sorvolo, guardando il documento come un cittadino normale che cerca di capire senza fidarsi dei punti di vista dei giornali o di qualche politico di qualunque schieramento.

Come si dice “voglio guardare la ciccia”, un modo di dire che non va preso male ma si intende arrivare al dunque e ai fatti, che di solito una bistecca è molto più concreta di una promessa.

Oltre al fatto che non lo revisionerò, quindi errori di battitura o di italiano ci saranno. Dopo tutto sono quasi 4000 parole quindi prendetevi del tempo oppure leggetevi qualche altra cosa, tipo il mio libro che trovate scaricabile qui a lato su come Contribuire all’open source che è gratuito (oltre che in licenza GPL ma è in inglese) o seguite il mio podcast settimanale in italiano (sempre a lato) sul mondo Open Source (che è meno logorroico, ve lo giuro!).

Naturalmente questo articolo come tutto il sito è un punto di vista personale.

Cominciamo

Il primo commento aprendolo è che si vede che è molto più lavorato rispetto al vecchio che sembrava fatto al volo con Word (da quello che mi ricordo). In questo è presente anche una cura grafica maggiore dai colori alla formattazione (a parte il nome Gabriele dell’autore salvato nei metadati del documento). Ad esempio tutti i termini in inglese e anche nomi di progetti sono in corsivo. Una sottigliezza non da poco a cui spesso non ci si pensa o si vede. Da un punto di vista sono contento perché io odio le parole inglesi in italiano quando abbiamo delle valide alternative, come ha detto anche Draghi in una intervista appena insediato.
Io vedo che usare parole italiane in uno stato in cui la lingua nazionale è l’italiano sia fondamentale, altrimenti sei facilmente manipolabile (se non si capisce il concetto forse bisogna recuperare il libro 1984 che da quest’anno è anche di pubblico dominio) perché non capisci cosa i politici fanno. Prendendo i miei genitori come esempio (che non hanno studiato inglese) ci sono già problemi ha capire il nome delle proposte di legge degli ultimi anni “Jobs act/Recovery Plan/ecc” per dirne una. Ci “si preoccupa di inclusività ma chissenefrega di parlare italiano tanto ci hanno già votato” al “finalmente l’inglese è considerata una lingua di supporto”.

Nota a margine lo smart working esiste solo da noi, se andate da un britannico o un americano e dite quelle due parole non vi capiscono. Un neologismo inventato da noi perché lavoro in remoto non andava bene. A livello legale ci sono delle differenze in Italia, il primo è una cosa temporanea mentre il secondo è fisso, cioè non si lavora mai dall’ufficio (così avevo approfondito).

Torniamo a no, il documento si presenta nelle prime pagine, in cosa consistono le regole di utilizzo di questi soldi. Si tratta di vari fondi per vari scopi ognuno con varie regole e che vengono dati ai paesi in modo diverso. I temi del piano italiano sono digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale e quindi questi soldi vanno usato per scopi specifici in base a questi fondi. Quindi il cashback non c’entra per niente e manco morto.

Siccome è un’analisi veloce andiamo avanti e diamo una occhiata al volo alle pagine 15-16-17.

Direi abbastanza chiaro che saranno investiti fino al 2026 cioè in 5 anni, sempre che tutto venga approvato.

Cominciamo con le cose serie, finalmente (scrivo l’articolo mentre leggo).

Parliamo del piano digitale: si menziona il fatto che l’Italia è al 24 posto su 27 nell’indice di adozione al digitale, quindi il primo passo è una connettività omogenea. Il che vuol dire in soldoni di portare internet con la fibra anche nei paesi (spesso ignorati) e non solo nelle grandi città. Per chi non lo sapesse OpenFiber non ha coperto ancora tutta l’Italia, da me è arrivata pre pandemia.

Solo io noto che c’è meno fuffa del solito? Cioè le cose sono descritte in modo tecnico e non da politico? Questa pagina 18 è da voto “che fico”, anche se non è niente di nuovo però scritto così in un documento del genere è sicuramente insolito e fatto bene.

Si prosegue parlando di come gli italiani non sappiano usare il digitale e quindi si vuole intervenire nel mondo professionale con qualcosa per sopperire a queste mancanze. Spero che non sia una nuova ECDL inutile.

Il piano per la transizione ecologica, non dice niente di nuovo. I trasporti fanno schifo e da noi ci sono più macchine in proporzione alla popolazione, grazie al cavolo da noi i cittadini non vivono come all’estero principalmente in grandi città ma sono sparpagliate nel territorio. Io il treno diretto non ce l’ho per Roma, anche se siamo capoluogo di provincia nel Lazio. Dobbiamo passare per Terni ovvero in un altra regione, non so quanti casi ci siano in Italia di cose del genere. Si parla di efficientamento energetico (una parola così nuova che il mio correttore automatico me la segnala in rosso) e di tante altre cose che onestamente non mi cambiano la vita, se non quanto migliorare i trasporti e evitare che gli acquedotti perdano acqua per strada.

Siamo solo a pagina 24 e vediamo già come vogliono spendere i soldi e differenziando quanti di quei progetti sono già stati avviati (immagino che rientrino i commissari straordinari pubblicati qualche settimana fa):

https://twitter.com/Mte90Net/status/1383083715526557704

Saltiamo un po di pagine perché vengono spiegati i buoni propositi e come devono essere investiti i soldi e i vari obiettivi. Si arriva a pagina 48 (non finiremo mai) e si parla di come i tagli per la formazione nelle PA negli ultimi 10 anni siano stati tanti. Finalmente si menziona il fatto che le norme sono sconnesse e fatte in periodi diversi e quindi con digitale non hanno molto a che fare, vedasi PEC (che se non lo sapete esiste solo da noi, si è uno standard RFC ma lo usiamo solo noi e Hong Kong mi pare,il resto del mondo? boh non avranno i burocrati italiani).

Stranamente questa parte cambia formattazione, font e altro e quindi i termini inglesi non sono sempre in corsivo. Quindi fa capire che ci hanno messo mani diverse e che forse anche lo stile e il resto è stato revisionato in modo diverso. Si parla di turnover che a noi si potrebbe chiamare come cambio generazionale riferendosi ai dipendenti statali. A pagina 51 si parla di una piattaforma unica per il reclutamento nelle Amministrazioni centrali. Leggendo pare un Linkedin dei dipendenti statali con le loro capacità formazioni ecc. Dico che fico perché finalmente quei dati saranno da qualche parte e non in vari documenti in giro su siti vari.
Scherzi a parte mi immagino con un leak di quei dati quanto gli esperti di open data ci si potranno divertire. Il problema è che poi si parla di intelligenza artificiale e business intelligente per creare dei modelli di pianificazione in base alle risorse delle istituzioni, per fare cosa? Lo scopriremo forse più avanti?

A pagina 52 si parla di buona amministrazione parlando di liberalizzazioni, riduzioni tempi per procedure e digitalizzazione delle procedure amministrative (mi immagino che ci sarà il boom di vendita di scanner).

A pagina 54 si parla di un gruppo di esperti (usano il termine pool e io penso a quello delle stampanti, bello l’inglese), 1000 per essere precisi che aiuteranno le varie PA. Non si sa però se sono esterni o interni. Per la digitalizzazione non si parla nel concreto con degli esempi se non unificare le piattaforme e di fare formazione e assunzione in modo più preciso.

Dopo verso pagina 60 si passa alla giustizia, parlando di quanto è lenta il che crea problemi. Quindi si propone di assumere personale tecnico e meno giuridico per fare prima tante cose e di digitalizzare.
Vado avanti veloce anche perché ripetono più volte le stesse cose in base ai vari contesti dal penale al civile e io non sono avvocato per capire le sottigliezze. Solo si capisce che vogliono fare delle piattaforme di aggregazione di documenti e notifica, il che non è male ma non so se già esistono cose del genere.

Andiamo avanti veloce perché sono sempre le stesse cose ovunque fino ad adesso, assumiamo gente nuova e insegniamo ad usare i computer fornendogli infrastrutture digitali alternative a qualche sitarello del 1999.

A pagina 75 arriviamo a qualcosa di veramente poco fuffarolo e comprensibile a tutti. Semplificazione e concorrenza.

Si parla di varie cose da fare tra cui semplificazioni per l’approvazione dei contratti. Che fico forse ora per sistemare un ponte non bisognerà aspettare che qualche traliccio caschi in testa a qualcuno per smuovere le carte. La stessa cosa si ripete anche per la parte ambientale che si semplificherà perché è ritenuta troppo complessa, non sono un ambientalista quindi non mi esprimo su come funziona oggi ma so che spesso per tante opere si veniva bloccati per presunti motivi paesaggistici o ambientali.

Si parla di Mezzogiorno e arriviamo alla parte delicata, semplificazione riguardo la corruzione a pagina 79. Si esprime un concetto moto semplice, di burocrazia si muore. Troppa burocrazia permette di nascondere le cose facilmente oltre al complicarle. Quindi si chiude con una razionalizzazione delle leggi attuali facendo alcuni esempi ma non sono avvocato per sapere i dettagli.

Si passa alla questione acquisti, si ripetono le stesse cose di prima infrastrutture digitali e formazione.

A pagina 84 c’è una cosa da che fico. Copiando gli inglesi, americani e tedeschi la presidenza del consiglio creerà una commissione il cui il suo lavoro è quello di capire come semplificare le leggi.

A pagina 87 si parla per il 2027 per la completa liberalizzazione del mercato elettrico perché l’UE ci ha fatto qualche infrazione. Come a pagina 86 dove si parla praticamente di cambiare le regole per cui gli operatori telefonici e amministrazioni locali non si danno da fare per rimediare, qui però si parla di organi che ti impongono di fare le cose ma non si capisce come. Si prosegue parlando di porti e gestione dei rifiuti.

Si cambia argomento a pagina 89 e si passa alla riforma fiscale, si menziona la semplificazione dell’Irpef, assegno unico per le famiglie con figli con la riforma degli ammortizzatori sociali e il salario minimo legale. Onestamente non ho mai capito questa cosa del salario minimo, per me porta solo a creare più nero se le aziende non hanno i soldi per pagare i dipendenti. Forse se le aziende avessero meno burocrazia e leggi di cui occuparsi tipo al corso per la sicurezza biennale che ti spiega che le sedie in ufficio sono pericolose, quindi devono avere 4 o 5 raggi (non mi ricordo di preciso) altrimenti vanno cambiate.

Cambiamo pagina

A pagina 91, si torna alla formattazione iniziale e si riprendono le varie tematiche iniziali. Si passa al digitale riepilogando le cose già dette: formazione, connettività e digitalizzazione (infrastrutture che significa portali e software per la gestione documentale) ma anche infrastrutture satellitari.

Questo riassume un po tutto a pagina 96, però si parla di infrastruttura cloud a livello nazionale con esperti che aiutano le amministrazioni locali a fare il cambio. Si menziona il fatto che il 95% degli 11mila datacenter/CED utilizzati dalle PA non è affidabile dalla sicurezza alla efficienza. Effettivamente mi ricordo ancora nel 2009/2010 che al CED di Rieti mi dettero un cavo ethernet staccandolo dagli switch a caso della sala server “in caso che qualcuno si lamenta lo riattacchiamo e te ne diamo un altro”.

A pagina 98 si passa ad un termine per me nuovo “migration as a service” il cui scopo è aiutare le PA a migrare al “cloud first”. Un po’ di fuffa digitale che non è niente di nuova (e lo dice un informatico) ma c’è la menzione a cyber security che significa più tecnici ed esperti in vari ambiti dal terrorismo alla messa in sicurezza.

A pagina 101 (non credo che riuscirò a finire), c’è questa parte che apre dei punti interrogativi. Saranno dei ragazzi che faranno corsi per ottenere dei crediti? Gli stessi ragazzi che a scuola non sanno usare i computer perché oramai sanno usare solo gli smartphone? I nativi digitali non esistono, sono come il bigfoot e la befana. Vorremmo crederci perché ci piace sognare, ma saper installare un app e guardare video su Youtube non sono cose impossibili.

A pagina 104 si parla di elearning per i dipendenti statali per aggiornarli, quindi niente corsi in aula dal vivo. Esistono già da 10 anni ed era facile aggirare quei portali per andare avanti tanto non c’erano esami ma qui si parla di valutazioni che verranno fatte.

Pagina 107, mi piace la parte satellitare per il controllo del territorio. Anche se si farebbe prima dismettendo la Protezione Civile e mettendo al lavoro il nostro esercito invece di tenerlo nelle caserme. Sapevate che l’Italia è il paese europeo con più militari? Però preferiamo avere dei volontari che non sono formati a fare il lavoro dei soldati (e parla uno che vive a Rieti dove c’è stato il terremoto del Centro Italia, dove ancora ci sono le case che ci manca poco che fossero dei container). Oltre al fatto che non si può usare nemmeno la scusa che siamo il paese europeo più popoloso perché ci battono Francia, Regno Unito e Germania.

Torniamo a noi andando veloci perché sono le stesse cose di prime ripetute, siamo a pagina 111.

Fico ma era una cosa che era già in corso, no?

A pagina 114, praticamente un Netflix per il turismo, migliorie energetiche in cinema/musei/teatri ed eventi in borghi sperduti (sono troppo crudele ma cerco di tradurlo per una persona normale).

A pagina 126 si parla della missione 2, l’ambiente.

Onestamente niente di nuovo anche se l’Italia ad oggi ricicla il 50% dei rifiuti che produce posizionandosi al 7 posto in Europa e nei vari indicatori non siamo messi così male da questo punto di vista. Più che altro mi preoccuperei di bonificare dove serve visto che queste cose si fanno già e gli enti locali si danno da fare sul tema perché gli conviene (gli costa di meno la roba riciclata da buttare rispetto al residuo). Solo io penso alla terra dei fuochi o alle macerie ancora ad Amatrice che non sono state rimosse ma gli hanno messo solo delle pareti di legno per non farle vedere?

A pagina 138, qualcosa di nuovo c’è. L’unica parte che mi piaceva era la parte trasporto pubblico di massa che riguarderà le aree metropolitane. Poi ci viene detto in tv che la gente con la pandemia e il lavoro in remoto torna a vivere in borghi e paesini. Solo che non dicono quanto ci vuole per trovare un edicola o un supermercato quando si vive in questi posti.

A pagina 154, non ho niente da dire. Come avete già capito qui in zona ci sono varie scuole non affidabili a livello sismico e si parla di fare nuove scuole e di dedicare quei stabili ad altro, dove non sono necessarie tutta una serie di certificazioni sismiche (magazzino versus scuola ad esempio).

Qui c’è qualcosa di cui ho già parlato a pagina 158. Praticamente si lavorerà per impedire le perdite nella rete di distribuzione idrica. Il resto mi interessa poco, nel 2021 in cui si parla di riciclo e attenzione nel pianeta per me si dovrebbe dare priorità a questi casi dove le conduttore idriche perdono da anni, oltre ad evitare le alluvioni (qui ce n’è stata una recentemente perché la diga non è stata svuotata in tempi migliori per motivi economici oltre che essere pulita dalla ditta privata).

Pagina 171, che fico. Solo io mi ricordo le 5 ore e oltre per fare Roma-Bari? Con l’alta velocità si abbassata ma tagliare l’Italia non è facile. Infatti per fare Roma-Rimini in treno si passa a Bologna per dirne una. Però non so come tutto questo rientri in un paese dove la TAV è osteggiata mentre in Francia hanno già fatto tutto.

Saltiamo un po di roba e andiamo a pagina 191.

Niente di nuovo veramente, ci si rende conto che forse i banchi a rotelle rimasti nei magazzini non servono a niente e conviene dare alle scuole e agli studenti la connettività e dispositivi digitali per seguire le lezioni. Credo che forse non sappiate che in alcuni paesi internet prende solo nelle piazze e che in varie città associazioni di volontariato si siano messe al lavoro per rimediare vecchi computer e tablet da donare a chi non ne ha nemmeno uno.

Sulla parte nuovi competenze e linguaggi si parla di come la istruzione italiana abbia una forte base culturale e teorica. Forse perché i nostri professori nella loro vita non hanno mai fatto un lavoro oltre al fare insegnamento appena laureati? In poche parole il punto consiste nell’insegnare cose come il problem solving o per spiegarlo alla nonna, gli insegneranno cose pratiche come facevano a lei. Solo che invece della lezione di cucito o di bella grafia gli insegneranno come usare quello che scoprono a scuola in qualcosa che ti porta a avere la pagnotta tutti i giorni un domani. Si ancora oggi non capisco perché a scuola ci insegnano tante cose inutili tipo la matematica del quinto che ad oggi non mi ricordo nemmeno più in cosa consisteva se non in tante graffe o il latino, per dire.
PS: mia nonna faceva la sarta e mio nonno il calzolaio prima che qualcuno urli a qualche stereotipo o discriminazione.
PSS: Io ho fatto il liceo scientifico tecnologico e non ho fatto latino. Sento in tanti dire che il latino di da una forma mentis per lo studio, ma tutte le materie e le lingue te la danno. Oltre al fatto che dire “ti ricordi i nomi dei medicinali più facilmente” è fuffa, sapete perché il vaccino Moderna si chiama così? per via del mRNA che ha pronunciarlo così sembri che parli qualche lingua da alieno di star wars.

Scusatemi scrivo e leggo da oltre 2 ore e ho bisogno di una pausa.

Ok, cedrata stappata e proseguiamo.

Pagina 208, non ho molto da dire perché non c’è granché. Abbastanza esplicative e la parte start-up non si capisce molto. Non so voi ma accedere a fondi statali anche per le startup è complicato ed ha molti adempimenti. Del tipo che se vuoi i soldi prima devi fare la richiesta, se il tuo piano è approvato prima paghi e poi loro ti rimborsano. Quindi per una startup che non ha soldi non è una grande cosa…

Pagina 223, niente di nuovo neanche qui. La cosa che veramente che fico è l’abolizione degli esami di abilitazione. Dopotutto erano solo un paletto per impedire di abbassare i guadagni in quelle professioni lobby o di impedire di avere troppe persone che fanno quel lavoro, esami insomma che bloccano l’accesso e basta. Il problema è che non toccheranno gli avvocati/notai ma solo in ambito sanitario e edilizio, perché c’è fretta anche se probabilmente andrebbero aboliti per una questione di equalità professionale ovunque (altrimenti la laurea a cosa serve?).

Andiamo avanti veloce perché poi ci sono varie ripetizioni del tipo le stesse cose di prima solo per una fase diversa dell’anno. Comunque verso pagina 253 si parla di centri per l’impiego e io penso al reddito di cittadinanza e ai navigator che non sono mai serviti. Vorrei saltare senza leggere ma cerchiamo di essere obiettivi (cerco non è detto che ci riesca).
Il potenziamento dei centri in pratica consiste nell’investire per aiutarli a capire meglio la situazione locale per la domanda/offerta.

Vabbhè io onestamente avrei investito quei soldi per semplificare la burocrazia ed abbassare i costi per i dipendenti così le aziende assumono di più.

Pagina 258, interessante. Io avrei messo un osservatorio contro i vandalismi. Ogni volta che vado a Roma e vedo quelle schifezze chiamati graffiti ovunque mi sale il nervoso. Io ho visto le associazioni ReTake a Roma (ad esempio) fare grandi cose però non si riesce mai a fare niente contro quel degrado. I primi che dicono qualcosa provassero a viaggiare in un treno dove pure i vetri sono coperti di vernice e l’unica luce è quella delle lampadine e quella che filtra tra i buchi dei “graffiti”.

Si prosegue e si parla di beni confiscate alle mafie e niente di più. Si continua verso pagina 278 di investimenti per l’aiuto nelle case in ambito sanitario per evitare ospedalizzazioni.

La parte investimenti si chiude con la formazioni, piattaforme digitali e altri investimenti.

Controllo

Qui si è fatta mezzanotte e il documento si avvicina alla conclusione. Chissà se qualcuno sta leggendo questo articolo o ha preferito approfittare delle zone gialle per prendere un po di sole.

Viene menzionato l’utilizzo di un software chiamato ReGis già fatto dal ministero per l’economia che serve per il tracciamento dei fondi e il loro utilizzo.

Naturalmente una ricerca su internet non mi ha aiutato a trovare niente.

Viene menzionato il portale PNRR per il tracciamento del piano ma ovviamente non trovo granché su internet perché cavolo diamogli del tempo per farlo! Questo ve lo concedo.

Viene menzionato che devono essere fatti dei resoconti al parlamento e alla unione europea. Questo controllo specialmente europeo mi fa ben sperare che sapremo come i soldi stanno venendo utilizzati. Non come con il terremoto qui, che i comuni preferivano aprire dei conti per le donazioni invece di usare la protezione civile per far prima. Oltre al fatto che ancora oggi non si sa se i soldi donati durante il terremoto con le telefonate effettivamente siano stati utilizzati.

Si parla poi di impatto sul PIL e altre cose ma io non sono nemmeno economista quindi si salta.

Conclusione

Il documento finisce così. C’erano alcune parti ancora da completare ma per il resto c’è di tutto. Rispetto al vecchio almeno ci sono motivazioni dietro alle idee proposte e spesso anche accompagnati da dati statistici.

Onestamente quella è stata una delle cose che fico, non parlano di blockchain tanto per dire. Finalmente si guarda la realtà delle cose.

In ogni caso il riassunto di 300 pagine è che ci sono cose valide a prescindere, su alcune forse si può fare in modo diverso ma sono decisioni politiche e io non ho la visione statale. D’altro canto è evidente che si punta al cambio generazionale dei dipendenti e a tanta formazione che è ottima cosa. Però sul lungo termine il cambio generazionale non è una soluzione, almeno per me, perché fra 20 anni ci troveremo nella stessa situazione.

Si parla di infrastrutture digitali, servono è innegabile ma la mia domanda è se le leggi sono pronte a queste soluzioni. Prima era necessario un controllo umano su tante cose per una pratica, con una soluzione digitale cosa cambia? Che non vai all’ufficio a consegnarle ma poi serve sempre un mese per sbrigarle? Lo abbiamo visto questo anno con i soldi dell’INPS ai dipendenti e alle aziende da parte dello stato che non venivano erogati per mancanza di personale.

Dal mio punto di vista è tutto bello ma senza un cambio burocratico non porta a niente e lo SPID, PagoPA, l’app IO, ANPR (lo ho provato, che fico) per quanto siano i primi passi stiamo ancora indietro.
La burocrazia uccide e chi non lo capisce è perché nella vita ha fatto solo il dipendente e non ha mai lavorato in proprio. Certo ci sarà sempre chi se ne approfitta ma non sono la regola e gli snellimenti burocratici sicuramente aiuteranno ma qui bisogna andare di falciatrice su tante cose.

Non so quanti di voi si siano trovati a spiegare a qualche straniero i vari tipi di italiano. Esiste l’italiano informale, con anche parolacce e dialetto. L’italiano formale, quello con il voi, quello da avvocato e quello legislativo. L’esempio plateale è l’articolo sull’antilingua di Italo Calvino che con un racconto mostra le differenze tra il racconto della vittima e la versione del carabiniere.

Non voglio aprire un capitolo sul perché abbiamo la polizia e poi i carabinieri quando potrebbe essere tutto un unico ordine. Dopotutto i secondi erano le guardie private del re e a oggi fanno il lavoro di polizia. Cioè io per aprire una denuncia di smarrimento di una carta di credito posso scegliere di andare dalla polizia o dei carabinieri. Altra complicazione italica ma vediamo di concludere che ho sonno.

Anche perché se stai leggendo queste righe finali ti sei stufato e vuoi fare qualcosa di diverso. Tipo non leggere più nessun articolo di questo sito fino alla fine dei tempi o del prossimo cambio di governo.

Ciao e alla prossima e buona cedrata a tutti!

Update

Vi lascio questo articolo della comunità ItalyInformatica che approfondisce alcune cose della parte digitale: https://tldr.italyinformatica.org/2021/04/alcune-riflessioni-sulla-digitalizzazione-della-pa/

Per numeri riguardo la burocrazia: https://www.truenumbers.it/pubblica-amministrazione-burocrazia-riforma/

Per differenze numeriche tra i due piani: https://www.truenumbers.it/pnrr-draghi/

Tool open data: https://cirospat.medium.com/il-pnrr-facilmente-consultabile-72c508272743

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7 thoughts on “Una lettura “veloce” al Piano Nazionale Di Ripartenza e Resilienza

  1. Gran bel lavoro [commento di un 80enne]
    Ho trovato quello che cercavo.
    Cito:
    “Si prosegue parlando di come gli italiani non sappiano usare il digitale e quindi si vuole intervenire nel mondo professionale con qualcosa per sopperire a queste mancanze.”

    “Non sapere usare il digitale” [per me] equivale a dire “non essere abilitati ad evitare di essere usati”.

    Il tipo di intervento per sopperire a questa mancanza dovrebbe essere consapevole che, per raggiungere lo scopo, come lo intendo io, siamo in ritardo di 30 anni.

    Secondo me serve un’Azione di Rimedio a un Madornale sBaglio sull’Interoperabilità Europea che, sul mio account mastodon.uno, ho iniziato ad argomentare con etichetta #EIBM_RA]

    30 anni fa la Commissione Europea aveva fatto istituire un workshop sugli standard per l’approvvigionamento di sistemi aperti, durato 5 o 6 anni prima di essere affossato e dimenticato [EWOS – European Workshop for Open Systems].

    Il workshop doveva permettere di armonizzare gli acquisti di ICT delle PA europee. Il programma dei lavori era mantenuto “in sync” con altri due workshop regionali: AOW [Asia and Oceania Workshop] e OIW [il nord-americano OSE Implementors Workshop, dove OSE sta per Open Systems Environment].

    I lavori di EWOS avrebbero dovuto alimentare la pubblicazione e l’aggiormanento del manuale EPHOS [European Procurement Handbook for Open Systems], frutto di un progetto dei governativi UK, con partecipazione dei governativi F e D], destinato a instaurare un processo di certificazione di conformità alle norme internazionali ICT dei prodotti Open System [doppio “sic” di un nonno del “digitale nativo” :-))]

    Da continuare … ?? [il nocciolo della questione non è facile da raccontare]
    PS – mi scuso per i corsivi che non ho messo … sono impaziente di vedere come funziona il commento e se può servire a qualcosa 😉

    1. Il mio dubbio sui workshop in generale è quali risultati ottengono nel post incontro. Cioè se sono fini a se stessi oppure no.

      Sulla interoperabilità sarà lunga ora piano piano in Italia si sta facendo qualcosa ma sicuramente qualcunque opera su questo tema è ben voluta.

      PS: Per i commenti se c’è qualche problema anche a livello grafico fammi sapere che do una sistemata 🙂

      1. Lo spazio commenti va benissimo. Quello che c’è da sistemare è la comunicazione tra contesti sociali e digitali.

        Se tra il dire [di voler fare] sociale e il fare digitale, c’è di mezzo il mare …. la domanda da porsi è: come ci si naviga in quel mare?

        L’opera da intraprendere, per l’interoperabilità, dovrebbe rimuovere le cause del danno descritto, nella tua lettura del PNRR [Piano Nazionale di Ripartenza e Resilienza], dalla constatazione che il cittadino-utente non sa usare il digitale e [cosa totalmente ignorata dai decisori istituzionali] non è stato messo in grado di tutelarsi dal rischio di essere usato.

        Continuerei, se si dimostrerà possibile, via uso del mio account Mastodon.

        1. Sono anche io su mastodon come Mte90 🙂

          Direi che dall’essere usato dipende dalla formazione digitale e nel documento se ne parla ma ovviamente non si specifica di cosa perché è fuori contesto.

          1. Da nonno, dei tempi delle schede perforate e di un sistema operativo che si chiamava Monitoraggio e COntrollo dell’Esecuzione dei Programmi, cioè “SCOPE” in inglese, le mia lettura del tempo digitale, che stiamo vivendo, individua nella tua frase
            “Direi che dall’essere usato dipende dalla formazione digitale e nel documento se ne parla ma ovviamente non si specifica di cosa perché è fuori contesto.”
            due errori di sistema [sociale!]:

            1) la formazione:
            l’essere usati, come facenti parte delle risorse gestite da un sistema operativo che evolve per servire interessi di mercato, non è conseguenza di “mancanza di formazione” ma della “mancata esportazione e aggiornamento [upgrade]” di un’interfaccia per la programmazione applicativa [una “API” anche umana, non solo algoritmica], dagli ambienti di servizio istituiti in Europa, negli anni 60 e 70, per adeguare sistemi operativi all’uso di “fisici delle particelle”, “ricercatori universitari”, “fisici dell’atmosfera”.

            2) il contesto:
            l’aver lasciato “fuori contesto” l’individuazione del bisogno del tipo di API sopra accennato quando a inizio anni 90, in parallelo alla nascita del Web, il workshop EWOS, citato nel mio primo commento, condusse un’indagine preventiva su un’evoluzione dei sistemi aperti interconnessi “da adeguare, come bisogno [requirement] espresso dalla Commissione Europea, all’obiettivo di raggiungere l’interoperabilità delle Pubbliche Amministrazioni degli Stati Membri.

            Scritto quanto sopra proverò, non so quando, a metterlo in forma revisionata in un messaggio mastodon indirizzato anche a Mte90, con lo scopo di vedere se si riescono ad aggregare interlocutori interessati alla ricerca di un’Azione di Ripartenza dopo il Madornale sBaglio dell’Europa sull’Interoperabilità [EIBM_RA]

  2. A proposito di “formazione” ….
    I tempi che stiamo vivendo evidenziano il bisogno di un processo di apprendimento collettivo, praticabile solo mediante l’uso di strumenti “adeguati” al raggiungimento di obiettivi condivisi dai membri di una comunità.

    Se si vuole dare un significato formativo all’intento di “ripartenza” o “ripresa” del PNRR … per quanto riguarda le questioni che ho evidenziato in
    https://mastodon.uno/@luigibertuzzi/106158764120412652
    si dovrebbe immaginare di disporre di una piattaforma “non digitale”, creata dall’aggregazione di persone con un obiettivi sociali condivisi, che richiedono un processo di progressiva individuazione, scelta e integrazione, degli strumenti necessari.

    Sto cercando di fare evolvere la presentazione di questa ipotesi di lavoro con la pagina
    https://www.casarayuela.eu/mock-up-memo

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Una lettura “veloce” al Piano Nazionale Di Ripartenza e Resilienza

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