AnsaCheck quando le blockchain ci ricordano che sono fuffa

Se cercate su Google, “Blockchain fuffa” troverete molti articoli che vi permettono di capire quando oramai sia una buzzword o una parola altisonante che non vuol dire niente. Specialmente se detta da chi di informatica ci capisce come un pinguino di fisica quantistica.

Spiegherò brevemente la blockchain (come se lo facessi al mio cane e io non ho un cane) ispirandomi a Wikipedia. Su Nonciclopedia c’è una versione ancora più approfondita.

Spiegazione da due baubau

CI sono dei dati (pizze volanti, l’elenco della mancolista fumetti, ecc) che sono concatenatati tra di loro (uno attaccato all’altro) in ordine cronologico, identificabili non per un numero (come alle poste) ma per una stringa alfanumerica (tipo 6c8b2a7bb8acb1310eab8db061db3b65). Ora il fatto che siano attaccati impedisce di cancellare ad esempio il numero 3 della lista perché altrimenti tutte queste stringhe identificative cambieranno (inserire matematica qui che non ci interessa). Impedisce anche di modificarla per via della sua struttura matematica.
Inoltre questi dati sono anche criptati per essere sicuri che non possano cambiare (il numero identificativo si basa anche su questo), perché in crittografia quando si passa un dato in entrata o input questo deve essere sempre uguale se si utilizza lo stesso sistema di criptazione. Ad esempio se mangio una gomma alla menta avrò sempre un alito fresco e passerò il tempo a masticarla finché non perde il sapore, questo tutti i giorni diventa un assioma o qualcosa che è sicuro succederà sempre.
Non abbiamo finito, una vera blockchain fa in modo che questa lunga lista di dati attaccati sia condivisa su più posti/server/nodi.
Allo stesso tempo chiunque condivide la lista può aggiornarla e viene aggiornata su tutti i vari server o nodi (i punti che condividono la lista), rendendola distribuita e anche trasparente in alcuni contesti.

Ora potete sfoggiarvi di conoscere le blockchain che non sono i bitcoin, loro sono solo una moneta in cui l’ammontare di soldi in vostro possesso è identificabile da una stringa (vi ricorda qualcosa?) e che tutti sanno che voi avete quella somma. Il punto è che non si può risalire ad un proprietario di un portafogli di monete virtuali, tipo qui che sono stati spostati 125000 bitcoin, un miliardo di dollari in quel periodo. VI lascio approfondire meglio le criptomonete che non sono lo scopo di questo articolo su internet.

Gli usi insulsi della blockchain

Da molto tempo in tanti si inventano l’uso di blockchain per far vedere di essere trendy tecnologicamente. Tipo la mozzarella tracciata o i prodotti al supermercato.

Ora però sapete che una blockchain ha senso quando la lista è condivisa tra più nodi (avete imparato anche un termine nuovo), cosicché nessuno può modificarla capite che non ha senso se chi la scrive, modifica e mantiene è il capo della baracca.

Praticamente si tratta di dire:

  • A vende nani da giardino di vetro soffiato (chi coglie la citazione è avanti)
  • A mette un bollino numerato di produzione “fatta in casa” (anche se in fabbrica)
  • A numera tutti i nani e tiene un elenco in un quadernino con le farfalle in copertina
  • A vende i nani con bollino al doppio del prezzo

Ora abbiamo la nostra blockchain su carta, non distribuita. Solo che se un nano, dopo aver messo il bollino, si rompe prima di spedirlo al cliente A prende il quadernino e lo cancella proseguendo con la sua attività (ma non cambia i bollini numerati), dimostra che non è immutabile. Però può essere confusa con una blockchain.

Arrivando al dunque dopo il ragionamento, anche il mio cane immaginario ha capito che potrebbe fare una blockchain di ossi ma potrebbe fare più nodi o buche per terra usando dei giardini del quartiere. Cioè anche il cane farebbe una blockchain migliore, anche se solo lui sa dove sono i nodi, però almeno è distribuita.

AnsaCheck

Io leggo diversi siti di notizie italiani riguardo l’attualità o politica ma ne cerco apartici o semplicemente obiettivi. Cosa molto difficile, se ne parlava su reddit qualche giorno fà.

Solitamente leggo AGI.it o Ansa.it che si sono dimostrati migliori a esporre i fatti senza commenti ma offrendo riflessioni serie e non di parte.

Ora leggendo l’Ansa stamattina (cercavo qualche informazioni riguardo lo stato di quarantena che viviamo) ho visto che in certi articoli come questo c’è un bollino a fine pagina.

Cercando Ansacheck su google si trova questa pagina che ci spiega cosa è, un sistema per verificare che gli articoli sono veri e non fake news e risalire alla fonte. Fa anche un versionamento (se l’articolo viene aggiornato le modifiche sono tracciate).

Cliccando sul bollino dell’articolo si va al sito che ci informa riguardo la sua posizione in questa blockchain.

Vediamo cosa offre questa pagina:

  • Ora di pubblicazione articolo, cosa che c’è già nel’articolo
  • Titolo notizia, cosa che c’è già nel’articolo
  • Due codici di identificazione
  • La posizione nella blockchain
  • Un link di tracciamento esterno che rimanda ad Ethereum
  • Roba tecnica per questo articolo nella blockchain

Ora la fonte della notizia non è chiara ma siccome non c’è nessuna fonte bisogna dar per scontato che sia Ansa stessa. Escludendo questo parametro dimostra di essere una blockchain finta.

Sarebbe bastato un bollino di certificazione “By Ansa” perché gli unici dati utili sarebbero l’autore della notizia cosa che non è presente (sono tutti firmati come Redazione Ansa) e l’orario oltre al contenuto e titolo.

Ora identificare la notizia tramite un identificativo è utile quando se ne hanno tante, possiamo dire che tutto questo è uno di quei utilizzi di over engineering o troppa ingegnerizzazione.

Qui l’Ansa cerca di dare un senso vero al termine blockchain facendo un tracciamento esterno, non fornendo dati utili perché niente ci impedisce d’immaginare che un articolo sul loro sito sia una fake news o scritto dal gatto dei vicini che non conosce le blockchain (però si firma come redazione).

Questo si ottiene aprendo il link sopra da questa pagina, grazie Marco per la segnalazione.

Conclusione

Ripetere certi termini o conoscenze all’infinito non fa di te un sismologo o un virologo.

Ha senso utilizzare la blockchain per certificare un articolo di cui non si hanno dati per risalire all’autore? Una mozzarella prodotta da B (spesso DOP/DOC) e spedita con C (che oramai ha la pagina con il numero di tracciamento)?

Sta a voi approfondire l’argomento e farvi una opinione.

PS: lo scopo di questo articolo era quello di voler dire quello che penso della blockchain in termini realistici e basilari invece della fuffa che si sente in giro, spesso da manager o politici che non sanno neanche come si scrive.

PSS: la quarantena produce ispirazione per articoli in italiano come il precedente.

EDIT: Alcune correzioni nella spiegazione nate da una discussione su Mastodon.

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