Perché è importante leggere Hacker Journal

In passato parlai del primo numero della nuova edizione di Hacker Journal: non ne parlai proprio bene evidenziando alcuni problemi.

Quei problemi sono stati corretti successivamente ma questo articolo, ripensandoci, può sembrare una marchetta. Per chi non lo sapesse, più di un anno fa documentai come il sito di Sprea editore (che pubblica la rivista) salvava (e lo fa ancora oggi) le password in chiaro, lanciando una mini campagna di raccolta di siti italiani che non si comportano correttamente.

Inoltre è molto ironico che l’editore di questa rivista abbia queste carenze tecniche, a dimostrazione che non si salva nessuno quando si tratta di sicurezza e di utilizzo delle pratiche migliori per la gestione dei dati.

Pensiamoci un attimo: cosa suggerireste di fare a quelle persone non molto tecniche ma appassionate che vogliono formarsi autonomamente senza avere grossi problemi o difficoltà? Ricordiamoci che lo scalino di avvio è quello più importante, perché quando ci si butta in qualcosa di nuovo più è facile e più si sarà invogliati a proseguire.

Mi sono trovato ultimamente a suggerire a persone che vogliono una alfabetizzazione digitale tecnica un po’ più avanzata e che non hanno conoscenze di programmazione di leggere questa rivista.
A oggi il panorama in edicola di riviste di informatica non è più come una volta, e parla uno che ci è cresciuto con le riviste. Anche di quelle di videogiochi.

HJ a oggi è un modo molto semplice e non impegnativo, rispetto a leggere un articolo su internet, per imparare le prime nozioni basilari sull’ambiente (anche alfabetizzazione) di sicurezza informatica (anche un pelo avanzata), sensibilità e occhio alla privacy oltre a come funzionano i nostri apparecchi digitali (dalla automobile al cellulare fino ai dispositivi IoT).
Leggere le recensioni di distribuzioni, provare gli ultimi apparecchi o software e commentarli rientra ancora nel circolo degli appassionati, ma non permette di fare il piccolo salto di qualità.

Per quanto la LPI Essentials sia semplice, è un corso (pensato per le scuole ed è alla portata di tutti) con un certificato, quindi richiede un certo impegno. Leggere dei libri per alcuni può sembrare impegnativo perché è tanto materiale, mentre una rivista mensile con diversi articoli è molto semplice e piacevole da leggere.

Inoltre il piacere della carta spesso batte quello del digitale anche con persone un po’ più in la con gli anni, quindi 4 euro in edicola non sono impegnativi.

Resto sempre dell’idea che HJ dovrebbe sistemare il sito del proprio editore, ma quest’anno ha dimostrato che anche per chi segue il mondo della cybersecurity da “quasi” fuori, è uno strumento per restare aggiornati e poter continuare a fare il proprio lavoro senza troppi tecnicismi e di sensibilizzazione.

A oggi questo manca nella nostra società italiana, piena di “finti nativi digitali, che sanno usare uno schermo ma non ne capiscono il funzionamento; la tecnologia è diventata accessibile a tutti, ma gli utenti continuano a ignorarne non solo i rischi ma anche il funzionamento.

Eppure per guidare la macchina ci serve la patente, e l’abbiamo tutti; per mangiare pesce sappiamo che bisogna stare attenti alle spine; che non conviene fare il bagno appena dopo mangiato e così via. A livello tecnologico o informatico, invece, la maggior parte delle persone non sa niente di veramente utile quando c’è un problema che non sia correre in tondo, qui si deve intervenire facendo capire come funzionano le cose da dentro senza fare i complicati.

Insomma: gli Angela della situazione e HJ riesce a colmare questo gap nel suo piccolo, ma senza il nostro intervento locale è pressochè impossibile essere certi di cambiare la mentalità delle persone.

Tocca anche a te spiegare alle persone quali sono i problemi e come funzionano le cose, in modo chiaro e semplice… e non fare lo stizzoso (qui sto parlando anche a me stesso).

Uno dei motivi per cui ho deciso di fare un LUG nella mia città dopo oltre 10 anni di assenza, in un territorio che si sta svuotando a seguito il terremoto ma anche a causa del lavoro che non c’è (creando un vuoto generazionale di miei coetanei) é quello di uscire dallo schema tipico “italiano tipico che si lamenta che le cose non cambiano”.

Tutti cresciamo e impariamo perché qualcuno ci insegna come funzionano le cose (qualcuno, non qualcosa come internet): se prendiamo tutto come verità senza accendere il cervello è tardi per potersi lamentare (basta vedere come l’analfabetismo funzionale cresce nel nostro paese).

Questo si applica in tante altre cose, ma dopotutto qui stiamo parlando di un modus operandi che deve cambiare e tutti devono fare la propria parte.

Siamo noi stessi tecnici a dare l’esempio!

Anche se ci sta sulle scatole spiegare le cose, Sì altrimenti qui non si evolve e rimaniamo in stallo.

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