Perché vivo di open source?

This article has been written before more than 1 years, information might old.

Perché vivo di open source? 2017 edition è disponibile!

Si esatto vivere di open source ma non perché facendo l’informatico o programmatore non ho molte chance di farne a meno.

La filosofia open source mi piace molto perché é un “do ut des” ovvero io do e tu mi dai senza costrizioni.

Io in questo caso la chiamo educazione civica perché fin da bambini siamo educati a fare del nostro meglio per aiutare agli altri dal classico butta la cartaccia nel secchio o non sporcare per terra. In questo caso stiamo facendo un favore alla collettività anzi ci stiamo comportando in modo civico.

Gli Italiani sono famosi per essere quelli che si lamentano, all’antica, che non hanno voglia di darsi da fare per cambiare le cose mentre basta un piccolo gesto disinteressato e specialmente senza sbandierarlo.

In ambito informatico con l’open source si fa lo stesso per gli altri dalla classica traduzione o al fondamentale supporto utenti, dalla programmazione cuore pulsante del progetto e dalla promozione che é la linfa vitale dello stesso e non dimentichiamoci il vivere comune con le proprie passioni e conoscenze al beneficio di tutti con il carrarmato che é la community.

Mi piace collaborare con l’open source non per la gratificazione personale di avere il proprio nome su un monumento:monumentoOppure per apparire in un lungo elenco di nomi come contributor o come socio, per i badge sul profilo o per mostrare un curriculum.

Ovvio che mi gratifica pensare che qualcuno ha voluto inserire il mio nome per ringraziarmi di quello che ho fatto altrimenti sarei un ipocrita!

La cosa però é che io contribuisco perché posso farlo, perché mi piace, perché posso aiutare qualcun altro con quel poco che faccio.

Perché open source non é qualcosa da fare al computer ma una filosofia di vita in cui si scambiano le proprie conoscenze e ne ricevi da altre.

Questo significa essere virtuosi ma anche aprire la propria mente ad imparare e non fermarsi mai per migliorare insieme.

10475089_1660665884218312_428546930_n

Al Mozilla Festival 2015 a Londra ci é stato chiesto a noi Participation Leader (questa é un altra storia) di disegnare cosa significa per te Mozilla ma io ho voluto ampliare il concetto al mio modo di vedere l’open source.

Quante cose ho imparato, quante cose che posso sfoggiare nel mio curriculum, quante cose ho scoperto e quanti nuovi amici ho incontrato anzi quanti amici internazionali oggi mi fanno compagnia su Facebook, Twitter o Telegram.

Fare la propria parte é importante ed in questo mondo che non si capisce la direzione in cui si muove dare il proprio contributo cambia le cose.

Sentirsi dire da ragazzi o altre persone “voglio fare quello che fai tu” non solo in ambito lavorativo ma anche come persona é un bel traguardo a cui tutti noi possiamo arrivare. Significa che il proprio messaggio “cambiare il mondo”, non come le Miss Galassia Ehm no era Terra anzi no era Universo, qualcuno lo ha visto.

Puoi prendere questo messaggio come una chiamata alle armi ma io direi più una chiamata alla propria coscienza anzi alla propria voglia di fare qualcosa mettendo a disposizione il tuo tempo e capacità.

Ad esempio io mi occupo di open source in ambito informatico perché é il mio pane quotidiano come programmatore ma ci sono molti che mettono in comune le proprie qualità come i retaker.

I retaker sono gruppi di cittadini che si attivano nel combattere il degrado valorizzando i beni comuni dandosi da fare pulendo i palazzi dagli orrendi graffiti, dai fastidiosi manifesti e cosí via quando il bene pubblico non lo fa. Io non vivo a Roma ma viaggio spesso lì lavorandoci e non posso che supportare la loro campagna seguendoli sui social e commentando le varie foto. Il mio é un piccolo contributo per ringraziare di quello che fanno e sono i riconoscimenti a dirti che stai andando bene e che devi continuare.

contributeCi sono modi e modi di ringraziare ma un mi piace non basta perché é impersonale, lo vediamo su Facebook con quelle campagne “Fai mi piace e condividi!!11!!111” riguardo attività per il bene comune che non cambiano assolutamente niente.

Metterci la faccia come i retaker (che spesso vengono anche insultati sulla rete) o come me che si gira l’Italia promuovendo l’open source significa crederci.

In poche parole tutto questo significa darsi da fare e continuare ad imparare!

Questo articolo é nato da una ispirazione da questo screen tra uno scambio di battute con una signora e Zuckerberg, il creatore di Facebook.

1507171_10153286722806272_1595262225310198688_n

Enfatizza il fare perché il criticare é semplice ma non aiuta a nessuno se non é costruttivo. Specialmente se si tratta di vivere alle spalle di qualcuno che le cose le ha fatte.

Certo qui si parla di fare il nerd, ed io quando penso al termine nerd penso al film La rivincita dei nerd che é completamente diverso da quello che intendiamo oggi.

Ad oggi il significato é cambiato parecchio ma per me invece é quello l’appassionato che vuole scoprire ed imparare seguito dalle sue manie (nel mio caso il collezionare fumetti) anche molto enfatizzate. Perché non c’é genio senza follia ricordiamocelo!

Come l’Hacker che grazie ai media viene visto come un criminale mentre il significato é il più bello e stimolante che ci possa essere!

Mi ricorderò sempre della frase della rivista italiana Hacker Journal (oramai non piú pubblicata):

Persona che si diverte ad esplorare i dettagli dei sistemi di programmazione e come espandere le loro capacità, a differenza di molti utenti, che preferiscono imparare solamente il minimo necessario.

Tralasciando la parte della programmazione un hacker é quello che gli piace scoprire ma che scambia le sue conoscenze.

Possiamo vederlo facilmente in Italia con i maker che stanno cambiando il modo di sentire l’elettronica come qualcosa di raggiungibile e di fattibile.

Un fatto questo dello scambio conoscenze che é un concetto molto nobile e che forse in me é radicato per via della mia fede cattolica.
Perché c’è anche un concetto del “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te“, certo si tratta di un punto di contatto molto flebile ma il concetto é condivisibile senza problemi da chiunque.

Concludendo questa é la mia filosofia di vita, e la tua?

PS: Vuoi diventare un volontario open source dai un occhiata alla sezione open source di questo sito oppure ai miei articoli su TechEconomy.

One thought on “Perché vivo di open source?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Perché vivo di open source?

time to read: 4 min
1