Open Source e l’Italia

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Come tutte le settimane ecco il BloggersContest della settimana!

Per promuovere progetti innovativi in Italia servono nuove leggi, agevolazioni economiche o una rivoluzione culturale? E’ solo una questione di soldi e mezzi o mancano proprio le idee? Il modello open source può dare una spinta a questi processi?

Tutti i riferimenti dedicati allo sviluppo o progettazione sono riferite alle aziende italiane non ai singoli sviluppatori indipendenti!

StartUP

È un termine molto in voga che secondo me attualmente significa “ho creato un’impresa di giovani che ha grandi idee ma pochi soldi per realizzarle ma non sappiamo se renderanno”, Wikipedia invece dice che è il periodo di tempo dalla creazione di un’impresa.
Perchè dò questa definizione?
Seguendo molti gruppi su facebook o siti di informatica dedicate allo sviluppo web vengono linkati siti o presentate startup che non hanno i piedi per terra.
Spesso si tratta di copie di altri siti dedicati ad altre sfere di interesse o siti che hanno un successo temporaneo e poi scompaiono.
Un esempio valido che coglie i fatti sopracitati è Faceskin che adesso ha cambiato grafica e nome diventando Memoring (una specie di Delicious con funzionalità social) o Volunia (un alternativa a Google).
Chi ha seguito entrambi i progetti sà che fine hanno fatto e il successo avuto ovvro solo successo mediatico e basta.
Non voglio fare altri riferimenti per non creare discussioni anche perchè ormai mi disinteresso proprio dell’argomento per i motivi spiegati sopra quindi non sono più aggiornato.
Segnalo anche che questi siti non sono open ma sono un valido esempio di progetti italiani pompati dai media ma non validi come caratteristiche.

Open Source in Italia

In Italia è già difficile promuovere Linux e alternative software gratuite o Open, e ciò si vede dai pochi sofware Italiani open.
Il primo a cui penso è NoMachine NX. Realizzato da un’azienda romana è un software diffuso per la gestione remota di computer.
Praticamente prende il server X.org e lo ingloba in una connessione ssh criptata. Il vantaggio principale rispetto a VNC sono il poco consumo di banda infatti funziona anche su connessione 56k. Per maggiori informazioni tecniche rimando il link su wikipedia.
Questo software è molto utilizzato in ambito enterprise peccato che all’inizio era sotto GPL e dopo qualche versione è diventato closed.
Infatti vennero realizzate delle alternative per il server come FreeNX e recentemente anche da Google con Neatx.
Il client invece è gratuito ma non open ed è disponibile per molti sistemi operativi.

Non conosco altri software open realizzati da aziende italiane
Purtroppo si, NoMachine lo conosco perchè l’ho usato quando feci uno stage in una azienda e cercare su internet non aiuta per colmare il vuoto.
Si trovano solamente riferimenti all’open nelle PA per risparmiare soldi, riferimenti a community italiane dedicate a CMS, aziende che implementano soluzioni open create da altri e certificazioni per programmi open.
Questo fatto mi fà pensare all’idea pregiudiziale dell’Italiano che sfrutta il lavoro di altri per il proprio scopo senza contribuire.

Conclusione

Le idee ci sono (Arduino non è creato da un’azienda ma è un prodotto open in tutti i sensi ideato non per lucrare) ma non rivoluzionarie e c’è poco stimolo per la creazione di software open perchè non viene accettato in pieno il concetto di OpenSource.
Il pensiero comune che ho visto lavorando “c’è quel software gratuito che fà quello che serve a noi ed è pure open quindi se abbiamo problemi ce lo sistemiamo come vogliamo”, senza contribuire alla radice.
Concludendo come molte altre cose in Italia manca la cultura di base, come per esempio il vandalismo ai monumenti storici invidiati da tutto il mondo, il riciclaggio, il rispetto nell’ambiente, il rispetto tra i tifosi di calcio (ho già detto che odio questo sport?) che finiscono spesso in eventi che ricordano la pimavera araba (ovvero botte, distruzione e soldi che tutti dobbiamo rimetterci), manifestazioni pacifiche che si concludono con l’assalto (grazie ai 4 soliti imbecilli) ai poliziotti, le macchine parcheggiate che vengono distrutte, negozi demoliti e così via.

Questo articolo come gli altri del #BloggersContest sono coperti da licenza Creative Commons.

9 thoughts on “Open Source e l’Italia

  1. Non te la prendere ma questo articolo è un po’ sconclusionato. Non c’è un inizio o una fine o un filo conduttore per il discorso che fai. Capisco la fretta di postare per il contest ma soffermarsi a pensare un po’ aiuta anche chi legge.

    1. faccio del mio meglio per il #bloggerscontest visto che non sono molto bravo a fare articoli.
      vedrò di dare una sistemata comunque 🙂
      grazie del suggerimento 🙂

  2. Con tutto il rispetto ti sbagli, i progetti italiani ci sono. Così su due piedi mi vengono in mente solo Gazie (gestionale aziendale un po’ rozzo), IceCat (fork di Firefox senza plugin ed estensioni proprietarie), PHPLint (che tutti i programmatori PHP dovrebbero usare), Mosaico (gestionale avanzatissimo, credo però che non esista più o non è più open). Ci sono state anche diverse distribuzioni Linux italiane, come la gloriosa Mulinux che stava su un singolo floppy e quindi poteva essere trasportata e usata ovunque in un’epoca molto diversa da oggi. Non mancano nemmeno i contributor italiani ai grandi progetti (uno su tutti: Alessandro Rubini per Linux). I problemi a mio modesto parere sono due. Primo, in Italia di soldi ce ne sono a palate, ma più che altrove sono concentrati in pochissime tasche: siamo uno degli 8 paesi più industrializzati, ma con salari da blocco sovietico (chi dice di no non ha mai lavorato e non ha mai conosciuto nessuno che lavora, ma soprattutto è un imbecille e non dovrebbe esprimere le sue idee imbecilli… scusa lo sfogo). E se uno non ha i soldi, non può investire tempo per sviluppare: è troppo occupato a fare un lavoro poco remunerativo che però ti consente di portare a casa il pane. Il secondo problema è che i progetti italiani sono… italiani. Di conseguenza nessuno li prova, nessuno gli dà credito, nessuno li compra, nessuno ci investe. E quindi, anche quando qualcuno riesce a sviluppare qualcosa di utile e ben fatto… è inutile, perché non solo non ci guadagnerà nulla, ma alla fine il progetto morirà nel disinteresse totale – come succede sistematicamente a tutti i progetti italiani.

    1. questi software che hai citato non sono realizzati da aziende italiane ma da singoli. Il mio post era riferito ad aziende italiane che rilasciano software open 🙂

      1. Ho capito. Ma Mosaico e PicoSQL erano due progetti italiani sviluppati da aziende e avevano premesse ottime, anche perché Mosaico non aveva concorrenti credibili, e PicoSQL era leggero ed è uscito proprio quando MySQL ha iniziato a diventare esponenzialmente sempre più pesante e “buggy”. Sono morti perché, essendo italiani, non interessavano a nessuno.

        1. quando ho scritto l’articolo era riferito in questo momento non ha progetti passati.
          per quanto riguarda il fatto che non si investono soldi siamo d’accordissimo 🙂

  3. Ciao,

    ci sono progetti italiani che sono anche piuttosto famosi all’estero.

    Te ne cito un paio:
    – Docebo (www.docebo.com) che e’ un sistema per e-learning
    – ManyDesigns Portofino (www.manydesigns.com) che e’ un sw per creare applicazioni web

    1. Mai sentiti ma vedo che docebo è a pagamento e non trovo niente di open da scaricare, mentre protofino mi sembra interessante solo che non spiega bene le tecnologie che usa. Per capirlo sono andato in download e ho visto che era in java.

      Se sono progetti italiani sono contento per la patria ma spero che in giro ce ne siano molti ma sconosciuti e interessanti allo stesso tempo 🙂

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